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1. È  giusto  andare  a  votare  subito?  

Le  risposte  sono  SI al 76%  e  NO al  24%. L’argomento principale, supportato da chi ha risposto No, è che il PD non è pronto per le urne e non ha un progetto politico e di paese chiaro. Gli argomenti a sostegno del Sì sono più variegati: uno dei più importanti è che questa era la legislatura delle riforme, le riforme sono state bocciate ed è giusto tornare a dare la parola agli elettori. È una questione  di  credibilità,  in  molti  hanno  scritto.  Un  altro  argomento  è  che  il  PD dovrebbe essere il fulcro della responsabilità, da qui a tutto il tempo che passa fino alle elezioni,  e  ciò  rischierebbe  di  logorarci.  Alcuni  hanno  portato,  a  supporto  del  Sì, motivazioni  “tattiche”:  il  rischio  di  consegnare  il  paese  ai  5S,  la  questione  dei  vitalizi che  è  un’arma  in  mano  ai  populisti,  il  fatto  che  un  premier  “eletto”  non  esiste  nella nostra Costituzione, ma ormai gli elettori se lo aspettano.

2. Come  si  rilancia  l’azione  del  Partito  Democratico?

A questa domanda, le risposte sono molteplici ma costruiscono un quadro d’insieme piuttosto coerente. Riguardo al rapporto con le amministrazioni locali, emerge l’esigenza di ricucire il rapporto ma di evitare che il PD sia il partito degli amministratori. La campagna referendaria è stata ispirazione di molte risposte riguardo al rapporto tra partito e cittadini: aprirsi ai temi, invece che alle sigle, collaborare con società civile e associazioni.  Questo sarebbe un possibile  rimedio  a  esigenze  che  in  molti  hanno  espresso:  bando  al  correntismo esasperato e sì al rinnovamento della classe dirigente, che interpreti le linee politiche con  pluralità  ma  senza  dividersi  strumentalmente  come  abbiamo  visto  finora.  Una risposta  molto  bella,  che  mi  permetto  di  citare  letteralmente,  recita:  “Riuscire  a guardare lontano e a costruire un’idea comune di società egualitaria compatibile con la modernità”.  Questa  risposta  fa  un  po’  da  sintesi  a  molte  altre,  in  cui  si  esprime  la necessità  di  ricostruire  una  connessione  sentimentale  con  ampi  strati  della popolazione  per  cui  il  PD  non  è  più  un  riferimento.  Per  fare  ciò,  emerge  che  è  molto importante riportare chiaramente al centro alcuni temi, tra cui ovviamente su tutti il lavoro, dalle emergenze di oggi alle prospettive del futuro: il PD deve essere il partito del lavoro.

3. Cosa  funziona  nel  Partito  Democratico?

Questa domanda rivela che ci sono alcuni pessimisti  che  hanno  risposto  “niente”,  alcuni  estimatori  del  leader,  ma  queste  sono risposte minoritarie. La maggior parte delle persone ha risposto più o meno le stesse cose:  che  il  PD,  pur  nelle  sue  difficoltà,  è  l’unica  comunità  politica  d’Italia.  Quindi funzionano,  tra  alti  e  bassi,  il  nostro  senso  di  comunità  e  di  appartenenza, l’organizzazione,  la  comunicazione,  la  capacità  di  selezionare  la  classe  dirigente tramite  dei  percorsi  democratici.  È  evidente  che  nel  PD  tutte  queste  caratteristiche spesso  finiscono  schiacciate  dalla  prassi  quotidiana,  ma  è  proprio  nostro  compito rilanciarle.

4. Cosa  vorresti  che  organizzassimo  come  gruppo? 

Questa  è  la  domanda  a  cui  le risposte sono state più univoche. Si chiedono due cose, che sono quelle che avevamo già identificato come più urgenti: organizzare iniziative di formazione, organizzare dei momenti d’incontro (tematici e concreti) con i cittadini, in cui noi siamo lì per ascoltare e per ricostruire una connessione